
BES e Inclusione
INCLUSIONE
L’Offerta Formativa dei Licei Newton punta a valorizzare le competenze delle studentesse e degli studenti, rispettandone i tempi e gli stili di apprendimento; realizza azioni di contrasto alle diseguaglianze socio-culturali e territoriali, previene e recupera l’abbandono e la dispersione scolastica.
In relazione a situazioni specifiche, i Consigli di Classe attivano percorsi individualizzati al fine di sostenere lo studente nel suo percorso formativo.
BISOGNI EDUCATIVI SPECIALI
Il diritto all’istruzione è riconosciuto universalmente come diritto umano fondamentale ed è da considerarsi una precondizione per la crescita e lo sviluppo delle società.
Già nel 2000, le Nazioni Unite avevano stabilito uno specifico obiettivo sull’educazione incluso tra gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio e confermato dall’Obiettivo 4 di Agenda 2030: “Fornire un’educazione di qualità, equa e inclusiva, e opportunità di apprendimento per tutti”.
Da più di un ventennio, viene ribadito che tutti possono acquisire conoscenze e abilità per sviluppare le proprie capacità personali.
Education For All
Education For All (EFA) è un movimento internazionale coordinato dall'UNESCO con lo scopo di ridurre l'analfabetismo e rendere universale l'educazione per tutti e tutte contribuendo anche al perseguimento del secondo Obiettivo di Sviluppo del Millennio.
La situazione in Italia
I principi alla base del modello italiano di integrazione scolastica - assunto a punto di riferimento per le politiche di inclusione europee e non - hanno contribuito a fare del nostro sistema di istruzione un luogo di conoscenza, sviluppo e socializzazione per tutti, sottolineandone gli aspetti inclusivi piuttosto che quelli selettivi.
Il termine BES, Bisogni Educativi Speciali, è entrato in uso in Italia dopo l’emanazione della Direttiva Ministeriale del 27 dicembre 2012 “Strumenti di intervento per alunni con Bisogni Educativi Speciali e organizzazione territoriale per l’inclusione scolastica“.
Gli studenti caratterizzati da BES incontrano ostacoli, sia temporanei che di lunga durata, nell’apprendimento e non progrediscono allo stesso ritmo dei loro coetanei. Rappresentano una categoria pedagogica e normativa che racchiude tutti gli alunni che, per motivi fisici, biologici, fisiologici o anche psicologici e sociali, incontrano difficoltà a scuola e richiedono una risposta personalizzata.
I BES vengono classificati in tre macroaree:

1. DISABILITÀ
L’art. 3 della Legge 5 febbraio 1992, n. 104 (o semplicemente Legge 104) definisce persona con disabilità “chi presenta durature compromissioni fisiche, mentali, intellettive o sensoriali che, in interazione con barriere di natura diversa, possono ostacolare la piena ed effettiva partecipazione nei diversi contesti di vita su base di uguaglianza con gli altri, accertate all’esito della valutazione di base”.
La valutazione di base è un procedimento unitario e multidisciplinare volto ad accertare la condizione di disabilità e l’intensità dei sostegni necessari.
Dal 1° gennaio 2026 questa valutazione è affidata in via esclusiva all’INPS e consiste in un’unica visita collegiale basata sull’utilizzo delle classificazioni internazionali ICD e ICF adottate dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità).
Il certificato medico introduttivo, inviato telematicamente all’INPS, costituisce il presupposto per l’avvio del procedimento valutativo di base.
Il riconoscimento della condizione di disabilità determina l’acquisizione di una tutela proporzionata al livello di disabilità. Ne conseguono la tutela dell’accomodamento ragionevole e la possibilità di richiesta dell’avvio del procedimento di valutazione multidimensionale per l’elaborazione del progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato.
L'ICF
La Famiglia delle Classificazioni Internazionali dell’OMS comprende la Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute (ICF), l’International Classification of Diseases, Injuries and Causes of Death (ICD), l’International Statistical Classification of Diseases and Related Health Problems 10th revision (ICD-10 in realtà è già disponibile ICD-11, ma in fase di transizione è ancora in uso l’ICD-10), l’International Classification of Health Interventions (ICHI) e Classificazioni derivate.
L’ICF fornisce, attraverso un linguaggio unificato e standard, un modello di riferimento per la descrizione della salute e degli stati a essa correlati.
Riconosciuta come una delle Classificazioni delle Nazioni Unite, l’ICF rappresenta lo strumento adeguato per la realizzazione di mandati internazionali a difesa dei diritti umani nonché di normative nazionali.
L’OMS raccomanda l’uso congiunto di ICD-10 per codificare le condizioni di salute e di ICF per descrivere il funzionamento della persona.
La Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute fornisce una base scientifica per la comprensione e lo studio della salute come interazione tra individuo e contesto; inoltre, costituisce un linguaggio comune per la descrizione della salute e delle condizioni a essa correlate con lo scopo di migliorare la comunicazione fra operatori sanitari, ricercatori, pianificatori, amministratori pubblici e popolazione, incluse le persone con disabilità.
La Legge 5 febbraio 1992 n. 104, più nota come Legge 104/92, è il riferimento legislativo "per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone con disabilità". Il presupposto è che l'autonomia e l'integrazione sociale si raggiungono garantendo alla persona e alla sua famiglia adeguato sostegno.
Il Progetto di vita
La norma prevede che la persona con disabilità “è titolare del progetto di vita e ne richiede l’attivazione; concorre a determinare i contenuti del progetto di vita; esercita le prerogative volte ad apportarvi le modifiche e le integrazioni, secondo i propri desideri, le proprie aspettative e le proprie scelte”.
Il fine del progetto di vita è di realizzare gli obiettivi della persona con disabilità per migliorare le condizioni personali e di salute nei diversi ambiti di vita, facilitandone l’inclusione sociale e la partecipazione nei diversi contesti di vita, su base di uguaglianza con gli altri.
Il progetto di vita contiene le misure previste per il superamento delle condizioni di disabilità e gli eventuali sostegni.
Il progetto di vita deve essere sostenibile nel tempo.
Il progetto di vita individua:
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gli obiettivi della persona con disabilità risultanti dall’esito della valutazione multimediale;
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gli interventi individuati nelle aree di apprendimento, socialità ed affettività, di formazione e lavoro, di casa e habitat e di salute;
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i servizi e le misure relative ai processi di cura e assistenza;
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i piani operativi e specifici individualizzati delle azioni e dei sostegni;
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gli operatori e le figure coinvolte nei sostegni;
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la nomina del referente per la sua attuazione;
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la programmazione di tempi e le modalità di verifica periodica;
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Il dettaglio e l’insieme delle risorse umane, professionali, tecnologiche, strumentali ed economiche, pubbliche e private.
La valutazione multimediale
Il procedimento di valutazione multidimensionale si articola in quattro fasi:
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rilevazione degli obiettivi della persona secondo i suoi desideri e le sue aspettative e definizione del profilo di funzionamento negli ambiti di vita liberamente scelti;
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individuazione di barriere e facilitatori negli ambienti di vita prescelti;
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valutazione del profilo di salute fisica, mentale, intellettiva e sensoriale, dei bisogni della persona e della qualità di vita;
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definizione degli obiettivi da realizzare.
Il Profilo di funzionamento
Il Profilo di funzionamento di cui all'articolo 12, comma 5, della Legge 5 febbraio 1992, n. 104, viene redatto dal Servizio di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (NPIA), dopo che la famiglia ha consegnato all’NPIA copia dell’estratto del verbale di accertamento e il verbale rilasciati dall’INPS.
Il Profilo di funzionamento è il documento propedeutico e necessario alla predisposizione del Piano educativo individualizzato (PEI); definisce anche le competenze professionali e la tipologia delle misure di sostegno e delle risorse strutturali utili per l'inclusione scolastica.
La Diagnosi Funzionale
La Diagnosi Funzionale, che dovrebbe essere redatta secondo la logica dell’ICF, deve contenere tre elementi:
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indicazione di menomazione/difficoltà,
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risorse,
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risorse che possono essere fruite per il progetto di crescita.
La DF dovrebbe essere frutto di un lavoro collegiale da parte di un’equipe medica multidisciplinare, prevedendo l’intervento di tutte le persone che si occupano del soggetto (psicologo, pedagogista, etc.). La DF deve essere presentata al momento dell’iscrizione a scuola per essere discussa in sede collegiale e interprofessionale con l’intervento dei medici che hanno elaborato la stessa.
La DF deve essere formulata in modo da contenere sia aspetti diagnostici che aspetti prognostici, in relazione all’inclusione, organizzati per aree e deve fornire informazioni riguardo a:
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necessità e opportunità di protesi, ausili e altre tecnologie di aiuto;
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supporti riabilitativi con o senza l’aiuto di di operatori;
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prescrizione medica di farmaci da assumere in orario scolastico, responsabile incaricato della somministrazione e orari;
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elenco degli operatori che devono o possono intervenire a scuola;
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eventuali supporti alla mobilità, compreso trasporto da e per scuola;
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ogni altra informazione inerente a prestazioni, interventi, operazioni e compiti che possono giovare al soggetto.
La DF deve, quindi, contenere informazioni riguardo compatibilità e sostenibilità di esperienze e attività per facilitare i processi di sviluppo, compatibilità e livello di sostenibilità degli obiettivi previsti per la classe e raccordi con gli obiettivi specifici e il contesto della classe.
Cosa deve fare la famiglia
All’atto di iscrizione, la famiglia consegna a scuola:
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copia dell’estratto del verbale di accertamento e il verbale rilasciati dall’INPS;
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bozza del Profilo di Funzionamento redatto dalla NPIA.
La bozza del Profilo di Funzionamento viene completata in itinere con la collaborazione della famiglia, dell’Ente Locale e della scuola.
Cosa deve fare la Scuola
Concluso l’iter di riconoscimento, la scuola convoca un primo incontro GLO (Gruppo di Lavoro Operativo), cui partecipano scuola, famiglia, ente locale e specialisti sanitari, per individuare il fabbisogno delle risorse professionali.
In un secondo momento, una volta definito il Profilo di funzionamento, il GLO con il Consiglio di Classe elaborano il PEI definitivo.
Il PEI
A partire dall’a.s. 2021/2022, il Ministero dell’Istruzione ha elaborato un modello di Piano Educativo Individualizzato nazionale con lo scopo di uniformare e standardizzare la documentazione.
Il documento fissa gli obiettivi e le attività che si faranno durante l'anno scolastico e costruisce la trama di collaborazione tra scuola e famiglia. Nel PEI, infatti, devono essere indicati gli obiettivi educativi che si vogliono raggiungere, gli strumenti e le attività che si utilizzeranno per conseguirli e i criteri di valutazione. Si tratta, quindi, di un documento complesso, che fa da raccordo tra tutti gli interventi che vengono realizzati durante l'anno, coordinandoli e integrandoli. Per questo motivo, il PEI è destinato a periodiche verifiche e cambiamenti, per adattarlo all'evoluzione dell'alunno.
Uno Studente può seguire un percorso didattico di tipo: ordinario, personalizzato o differenziato.
1. Ordinario: percorso in cui per tutte o quasi le discipline viene seguita la progettazione didattica della classe e si applicano gli stessi criteri di valutazione; senza dimenticare che seguire la progettazione della classe e applicare gli stessi criteri di valutazione non significa annullare ogni forma di personalizzazione.Alla fine del percorso scolastico, lo studente con disabilità affronterà l’Esame di Maturità secondo quanto specificato nel PEI ordinario. Il Diploma conseguito non riporta alcuna traccia della disabilità.
2. Personalizzato (con prove equipollenti): percorso che, pur personalizzato o adattato, conserva la sua validità ai fini del conseguimento del titolo di studio e prevede la possibilità di somministrare prove di verifica dichiarate equipollenti (in certi casi particolari, anche identiche), ossia dello stesso valore di quelle della classe pur se diverse rispetto ai contenuti, rendendo possibili semplificazioni che non compromettano la loro validità. Possono rientrare in questo ambito eventuali dispense da prestazioni ritenute non indispensabili, supporti che garantiscono in ogni caso l'autonomia di base, facilitazioni non determinanti. Valutando queste personalizzazioni, si terrà conto anche della rilevanza che possono avere le varie discipline nello specifico indirizzo di studi. Modificando in questo modo la progettazione, anche se non in maniera radicale, cambiano anche i risultati attesi per cui diventa necessario adattare i criteri di valutazione definiti per la classe. Alla fine del percorso scolastico, lo studente con disabilità affronterà l’Esame di Maturità secondo quanto specificato nel PEI personalizzato. Il Diploma conseguito non riporta alcuna traccia della disabilità.
3. Differenziato: percorso in cui gli obiettivi disciplinari previsti sono nettamente ridotti rispetto a quelli della classe, per cui non è proponibile una valutazione su prove equipollenti. In questo riquadro, occorre definire quali sono gli obiettivi previsti, specificando i risultati attesi e i relativi criteri di valutazione. Anche una sola disciplina definita in questo modo rende obbligatoriamente “differenziato” il percorso didattico complessivo. Rientrano in quest’opzione le situazioni in cui non sussistono le condizioni nemmeno per una progettazione disciplinare ridotta e non è possibile, se non con forzature inopportune, definire obiettivi didattici sui quali si possa esprimere una valutazione degli apprendimenti. In questi casi si può decidere l'esonero totale dall'insegnamento di una disciplina, per cui non sono previsti obiettivi disciplinari da raggiungere e non serve quindi definire i relativi criteri. L'esonero è deciso dal Consiglio di Classe e deve costituire una scelta eccezionale derivante da impedimenti oggettivi o incompatibilità, non da semplici difficoltà di apprendimento. In questi casi si specifica che per la disciplina in questione è stato deciso l’esonero e, di conseguenza, si indica quali attività alternative vengono svolte in quelle ore, come vengono organizzate e valutate.
Alla fine del percorso scolastico, lo studente con disabilità può sostenere prove differenziate d’Esame di Maturità o concludere senza dover affrontare l’Esame, conseguendo in entrambe i casi un attestato di credito formativo firmato dal Presidente di commissione per i candidati che sostengono l’esame (anche solo alcune delle prove), dal Dirigente Scolastico per i candidati che non sostengono l’esame.
Fonte: https://www.istruzione.it/inclusione-e-nuovo-pei/allegati/ALLEGATO%20B_LINEE%20GUIDA.pdf

I Disturbi Evolutivi Specifici (DES) sono disturbi legati allo sviluppo neurobiologico: il cervello del soggetto "funziona" in modo diverso in alcune aree specifiche, pur avendo un'intelligenza generale nella norma.
La Direttiva Ministeriale del 2012 inserisce in questa categoria diverse condizioni, che possono essere distinte in due gruppi:
A. Disturbi Specifici dell’ Apprendimento (DSA) regolati dalla Legge 170/2010
B. Altri Disturbi Evolutivi regolati dalla Direttiva Ministeriale del 27/12/2012
A. I Disturbi Specifici dell’Apprendimento sono disturbi che compromettono l’acquisizione di abilità di lettura, scrittura e del numero-calcolo in presenza di adeguate capacità cognitive. Il termine “specifici” indica che tali disturbi si manifestano in soggetti indenni dal punto di vista intellettivo-cognitivo e in assenza di patologie neurologiche e di deficit.
La Legge 170/2010 (Nuove norme in materia di DSA in ambito scolastico) classifica quattro tipologie di disturbo.
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Dislessia: difficoltà nell’imparare a leggere, nella decifrazione dei segni linguistici, nella correttezza e rapidità di lettura.
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Disortografia: difficoltà nei processi linguistici di transcodifica.
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Disgrafia: difficoltà nella realizzazione grafica.
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Discalculia: difficoltà negli automatismi del calcolo e dell’elaborazione dei numeri.
Le tipologie possono manifestarsi singolarmente o contemporaneamente (comorbilità) e sono di natura neurobiologica.
I DSA hanno carattere evolutivo e si manifestano nelle prime fasi di apprendimento, quando il bambino viene a contatto con il codice scritto; per ridurre gli effetti negativi, è importante, quindi, effettuare screening già alla scuola dell’infanzia per procedere eventualmente all’elaborazione ed emissione della diagnosi.
B. Gli Altri Disturbi Evolutivi sono disturbi che hanno origine biologica, ma non rientrano nella Legge 104 e non sono DSA. I più diffusi a scuola sono:
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ADHD è l'acronimo inglese di Attention Deficit Hyperactivity Disorder, in italiano Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività.
È un disturbo del neurosviluppo caratterizzato da livelli di disattenzione, disorganizzazione e/o iperattività-impulsività che compromettono il funzionamento della persona nella vita quotidiana e scolastica.
L'ADHD non si manifesta in tutti allo stesso modo, ma ruota attorno a tre dimensioni principali:
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Disattenzione: difficoltà a mantenere la concentrazione per un tempo prolungato, tendenza a distrarsi per stimoli banali, difficoltà a organizzare il lavoro, perdita frequente di oggetti, tendenza a lasciare i compiti a metà.
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Iperattività: eccessiva attività motoria. Il bambino non riesce a stare fermo sulla sedia, muove continuamente mani o piedi, parla eccessivamente, corre o si arrampica in momenti non opportuni.
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Impulsività: incapacità di inibire le risposte immediate (i comportamenti automatici). Rispondono prima che la domanda sia finita, interrompono gli altri, faticano ad aspettare il proprio turno, agiscono senza valutare le conseguenze.
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FIL (Funzionamento Intellettivo Limite): si tratta di alunni con un QI tra 70 e 85. Non sono disabili cognitivi (QI sotto i 70), ma faticano molto più della media nell'astrazione e nel ragionamento complesso.
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DSL (Disturbo Specifico del Linguaggio, oggi spesso definito clinicamente anche come DPL - Disturbo Primario del Linguaggio): è un disturbo del neurosviluppo che colpisce la capacità di acquisire e usare il linguaggio (parlato e compreso), in bambini che non hanno deficit uditivi, non hanno ritardi cognitivi e non hanno problemi neurologici evidenti.
Il DSL è molto vario: non riguarda solo la pronuncia (articolazione), ma la struttura stessa della lingua. Si divide solitamente in due grandi aree:-
Espressivo: il bambino capisce quello che gli viene detto, ma fatica a parlare.
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Recettivo (o Misto): il bambino parla male e fatica anche a capire frasi complesse o parole astratte. Spesso a scuola sembrano bambini disattenti o che "vivono nel loro mondo", ma in realtà non stanno decodificando il messaggio verbale dell’insegnante.
Spesso, se non trattati, evolvono in DSA.
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DOP (Disturbo Oppositivo Provocatorio): è un disturbo del neurosviluppo che riguarda la sfera del comportamento e della gestione delle emozioni. A scuola viene spesso scambiato per semplice maleducazione, insolenza o mancanza di rispetto, ma ha radici più profonde.
Il DOP è caratterizzato da un modello persistente (che dura da almeno 6 mesi) di umore collerico/irritabile e comportamento polemico/sfidante. È un modo di relazionarsi con l'autorità e si riconosce per queste caratteristiche ricorrenti: sfida all'autorità, rifiuto attivo, provocazione, mancanza di assunzione di responsabilità, permalosità e vendicatività.
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Disprassia, conosciuta clinicamente come Disturbo della Coordinazione Motoria (DCM), è un disturbo del neurosviluppo che riguarda la capacità di pianificare, organizzare ed eseguire movimenti volontari in modo fluido ed efficace. Si tratta di un'interruzione nel messaggio tra il cervello ("voglio fare questo movimento") e il corpo ("eseguo il movimento"), che rende ogni azione faticosa e poco armonica.
Cosa deve fare la Scuola
La Scuola deve osservare attentamente e identificare precocemente i disturbi e attuare attività di potenziamento e recupero, ossia l’insieme degli interventi per favorire e promuovere l’acquisizione e lo sviluppo di una funzione non esercitata al meglio.
La Scuola, inoltre, deve garantire sinergia con gli altri attori, famiglia e medici specialisti, per ottenere una didattica individualizzata anche attraverso la stesura del Piano Didattico Personalizzato o un Piano Educativo Personalizzato.
Il Piano Didattico Personalizzato
Il p.d.p. è il documento che contiene tutti gli accorgimenti, le metodologie didattiche, gli strumenti compensativi, le misure dispensative e i criteri di valutazione che permettono allo studente di raggiungere equamente gli obiettivi, ossia attraverso aiuti diversi e personalizzati in modo da ottenere le stesse possibilità e opportunità dei compagni.
Il documento viene preparato dal Consiglio di Classe, seguendo le indicazioni degli specialisti che hanno redatto la certificazione, e consegnato alle famiglie che, dopo averlo visionato attentamente e aver suggerito eventuali modifiche, procederanno alla firma per accettazione.
A differenza degli studenti con DSA certificato, per i quali il Consiglio di Classe ha l’obbligo di predisporre un p.d.p., per gli alunni con Altri Disturbi Evolutivi il Consiglio di Classe valuta se redigere il p.d.p.
Se la diagnosi specialistica evidenzia difficoltà tali da impedire il normale apprendimento, la scuola redige il p.d.p. per garantire il diritto allo studio.
Tuttavia, la scuola potrebbe teoricamente decidere di non fare un PDP formale se ritiene che l'alunno, con semplici accorgimenti didattici ordinari, riesca comunque a seguire il programma.
Il p.d.p. può essere:
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ordinario
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ordinario con dispensa dalle prove scritte di lingua/e straniera/e
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differenziato con esonero dalla/e lingua/e straniera/e
Nel corso dell’anno scolastico il p.d.p. può essere aggiornato e modificato in caso di necessità.
Esame di Maturità
Alla fine del percorso scolastico, lo studente con DSA affronterà l’Esame di Maturità utilizzando gli strumenti compensativi deliberati dal Consiglio di Classe e, laddove previsto, avendo a disposizione una maggiorazione di tempo per lo svolgimento delle prove.
Il Diploma conseguito non riporta alcuna traccia del DSA, ad eccezione del caso di p.d.p. Differenziato per il quale si ottiene l’attestazione.
Il Piano Educativo Personalizzato
Il Piano Educativo Personalizzato è un documento programmatico che descrive gli interventi integrati predisposti per l'alunno in un determinato periodo di tempo, ai fini della realizzazione del diritto all'educazione e all'istruzione.
Un PEP efficace deve contenere diversi punti fondamentali per garantire che l'ambiente scolastico si adatti allo studente, e non viceversa:
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finalità didattiche ed educative, ossia quali obiettivi ci si aspetta che lo studente raggiunga; essi possono essere minimi, equipollenti o differenziati;
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strategie e metodologie didattiche;
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strumenti compensativi;
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misure dispensative;
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criteri di valutazione.
Il PEP può risultare simile ad un pdp; tuttavia, mentre in un pdp gli obiettivi didattici sono gli stessi della classe, nel PEP possono essere ridotti.
Anche se non più presente nelle leggi attuali, in casi particolari può risultare più efficace rispetto ad un pdp.
Link utili:
2. DISTURBI EVOLUTIVI SPECIFICI

3. ALTRI BES
L’area dello svantaggio scolastico è molto ampia in quanto gli alunni possono presentare richiesta di speciale attenzione per diverse ragioni: svantaggio socioeconomico, linguistico e culturale, difficoltà derivanti dalla non conoscenza della cultura e della lingua italiana perché appartenenti a culture diverse, problemi di salute, etc.
Tutte queste differenti problematiche non vengono o possono non venir certificate ai sensi della Legge 104/92 o della Legge 170/2010, non dando conseguentemente diritto alle misure previste dalle stesse.
La Direttiva Ministeriale del 2012 e le relative Indicazioni operative del 2013 stabiliscono che il Consiglio di Classe possa attribuire lo status di Bisogno Educativo Speciale, anche temporaneo, per uno studente in presenza di svantaggio scolastico e, di conseguenza, stilare un Piano Didattico Personalizzato come per gli alunni DSA.
Rientrano nella categoria di svantaggio scolastico:
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alunni con disagio psicologico;
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alunni con svantaggio economico;
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alunni con svantaggio linguistico e culturale;
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alunni con serie problematiche legate alla salute fisica;
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etc.
Cosa deve fare la Scuola
Dopo attenta osservazione e/o segnalazione e dopo aver effettuato fondate considerazioni psicopedagogiche e didattiche, la Scuola individua e verbalizza lo status di BES per lo studente in situazione a carattere transitorio.
Per garantire e ottenere una didattica efficace, il Consiglio di Classe redige un Piano Didattico Personalizzato.
Esame di Maturità
Alla fine del percorso scolastico, lo studente affronterà l’Esame di Stato utilizzando gli strumenti compensativi deliberati dal Consiglio di Classe. Il Diploma conseguito non riporta alcuna traccia del BES.
Link utili:
- Alunni con bisogni educativi speciali (BES). Chiarimenti: https://tinyurl.com/x32ufh4j
- Direttiva Ministeriale 27 Dicembre 2012: https://tinyurl.com/ystns23h
- Circolare Ministeriale n. 8 – prot. 561/6.3.2013 – Indicazioni operative sulla Direttiva ministeriale
“Strumenti d’intervento per alunni con bisogni educativi speciali e organizzazione territoriale per l’inclusione scolastica”: https://tinyurl.com/zz6tkv6v

SERVIZI OFFERTI
Referente BES
La prof.ssa Sara Bruni, docente di Scienze Umane, Filosofia e Storia e Vicaria del Coordinatore Didattico, è la Referente d’Istituto per i Bisogni Educativi Speciali.
Gruppo di Lavoro per l’Inclusione
Il GLI è costituito da personale che per formazione specifica e/o per esperienza professionale, sensibilità e competenze svolge le seguenti funzioni:
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rilevazione dei BES presenti nella scuola;
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raccolta e documentazione degli interventi didattico-educativi posti in essere;
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confronto sui casi, consulenza e supporto ai colleghi su strategie e metodologie di gestione delle classi;
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rilevazione, monitoraggio e valutazione del livello di inclusività della scuola;
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raccolta e coordinamento delle proposte formulate dai singoli Gruppi di Lavoro Operativi.
Fanno parte del GLI dei Licei Newton la prof.ssa Sara Bruni (Referente), la prof.ssa Pizzoni, il prof. Lai e il prof. Stefano Anzuinelli, nominati dal Coordinatore Didattico.
I proff. Bruni, Lai, Pizzoni e Anzuinelli collaborano con il Coordinatore, gli insegnanti, i servizi socio-sanitari, gli Enti locali e le strutture del territorio e, in particolare, si occupano di:
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attività di formazione per i docenti;
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azione di tutoraggio dei nuovi docenti;
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raccordo con Enti territoriali, Enti di formazione, Cooperative, ASL e famiglie;
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coordinamento per la stesura del Piano di Inclusione Scolastica;
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coordinamento per la stesura PDP degli alunni con DSA e/o con BES;
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azioni di coordinamento del GLI;
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ricerca e produzione di materiali per la didattica;
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individuazione di adeguate strategie educative;
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aggiornamento sull’andamento degli alunni certificati.
Gruppo di Lavoro Operativo
Il GLO è costituito dal Gruppo di Lavoro per l’Inclusione e dal Consiglio di Classe.
Il GLO, che può essere integrato dalla presenza dei genitori dello studente disabile e da figure professionali specifiche, si occupa di redigere il Piano Educativo Individualizzato.
Corpo docente
Come da normativa vigente, ogni docente deve effettuare aggiornamento e formazione costanti; parte di questa formazione è dedicata all’inclusione, ai Bisogni Educativi Speciali e all’utilizzo delle strategie metodologiche e tecnologiche più appropriate in base alla tipologia di disturbo.
Supporti esterni
Da diversi anni, i Licei Newton cooperano con alcuni specialisti del territorio (psicologi, psicoterapeuti, psichiatri) e, ovviamente, con la NeuroPsichiatria Infantile.